In Senato va di scena la circular economy

Al via in questi giorni le prime audizioni della tredicesima Commissione Ambiente sul pacchetto europeo inerente l’economia circolare.

Al via in questi giorni le prime audizioni della tredicesima Commissione Ambiente sul pacchetto europeo inerente l’economia circolare.

Lo scorso 1 febbraio la Commissione Territorio, ambiente, beni ambientali del Senato ha avviato una consultazione pubblica – che terminerà il primo aprile – per acquisire valutazioni delle parti interessate al pacchetto di misure sull’economia circolare, presentato dalla Commissione europea il 2 dicembre 2015, ai fini dell’elaborazione di un parere complessivo e sintetico da inviare alla Commissione medesima.
Nelle scorse settimane, presso l’Ufficio di Presidenza della Commissione Ambiente, si sono svolte le prime audizioni informali sui contenuti delle proposte che modificano alcune direttive in materia di rifiuti; Nonsoloambiente ha deciso di intervistare alcune dei protagonisti.
Tra questi sicuramente Edo Ronchi, Presidente della Fondazione Sviluppo Sostenibile, già Ministro all’Ambiente negli anni ’90 quando presentò la prima legge quadro proprio sulla regolamentazione del settore rifiuti. Molte le osservazioni da lui mosse, in particolare trova molto debole il tema degli strumenti europei attuativi della circular economy utili ad incoraggiare l’azione degli Stati membri (Direttiva quadro 2008/98/CE – art. 4 “Gerarchia dei rifiuti”) e si chiede: “perché non citare nella direttiva strumenti puntuali come il Green Public Procurement o altre agevolazioni fiscali”? Sulla medesima Direttiva Ronchi ha da eccepire sugli obiettivi totali di riciclo, quando si legge che tenendo fermi gli stessi obiettivo al riciclo si potrebbe sommare il riutilizzo; in questo caso secondo l’ex Ministro: “vista la mole di prodotti del mercato dell’usato, si potrebbe creare una vera e propria scappatoia per ridurre gli obiettivi di riciclo, meglio allora alzare i livelli globali”.
Un importante passaggio Ronchi lo dedica alle discariche (Direttiva 1999/31/EC – art. 5 “Rifiuti non ammissibili in discarica”) e all’obiettivo 2030 di portare al 10% il volume di rifiuti urbani in discarica sul totale di quelli prodotti. Sostiene che: “il 2030 è lontano e l’obiettivo del 10% è una quantità significativa, pertanto, perché non anticiparlo al 2025, limitando fortemente la quota di rifiuti biodegradabili smaltibili in discarica e rendendo ancor più efficiente, di pari passo, il sistema consortile su tutto il territorio nazionale”?

A proposito di consorzi, un’altra importante organizzazione nazionale udita è Cobat che evidenzia diverse questioni: in merito all’art. 4 della già citata 2008/98 consiglia di prestare molta attenzione al concetto di riuso, termine che se ben identificato potrebbe modificare la vita di un prodotto e portare alla riduzione della produzione di rifiuti e all’apertura di nuovi mercati (ad esempio attività di riparazione e riadattamento RAEE presso punti di raccolta/isole ecologiche). Il Consorzio consiglia poi di prevedere appositi incentivi economici e fiscali per sostenere prodotti e materiali riciclati in modo da rendere operativo il principio della responsabilità estesa del produttore (art. 8 e 8bis); nella gestione dei rifiuti poi dovrebbe prevalere il principio della prossimità – il rifiuto gestito nel territorio in cui è prodotto – pena l’impossibilità di creare una filiera a causa dell’assenza di una massa critica di prodotto esausto da portare a riciclo (art. 11bis).
Il tema che preoccupa maggiormente il Cobat è ben espresso dal Direttore Generale Michele Zilla e riguarda il futuro dei sistemi consortili che si occupano della gestione dei prodotti a fine vita. “Auspichiamo da tempo una convergenza legislativa per regolamentare due filiere (RAEE e Pile e Accumulatori n.d.r.) di fatto già sovrapposte da otto anni, uniformazione che è caldeggiata anche nella recente proposta di legge Carrescia– ricorda Zilla.
“Purtroppo negli ultimi tempi si è venuto a creare un cortocircuito normativo – segnala ancora Zilla – da un lato infatti l’orientamento assunto dal Parlamento a favore di consorzi multi-filiera, dall’altro il Ministero dell’Ambiente che propende rigidamente per consorzi mono-filiera“ (vedasi bozza di Statuto-Tipo ai sensi del D.lgs. 49/2014).

“Se dovesse prevalere questa seconda impostazione si finirebbe per generare ingiustificate duplicazioni di costi gestionali, logistici e ambientali. Per questi motivi auspichiamo che la Commissione Ambiente voglia persuadere il Ministero ad adottare una legislazione concorde e lineare che consenta ai due sistemi di raccolta, RAEE e RIPA, di continuare a lavorare su ambedue le filiere senza inutili aumenti di costi che andrebbero a scaricarsi, in ultima istanza, sulle spalle della collettività”.
Un ruolo di ascolto e capacità di fare sintesi quello a cui è chiamata la Commissione presieduta dal senatore Marinello che è confermato dalle parole del Capogruppo PD Stefano Vaccari: “con il lancio di questa consultazione abbiamo deciso di aprirci all’esterno e ascoltare il mondo imprenditoriale e associativo, provando altresì a calarci, con un certo anticipo, nel nuovo ruolo che la prossima riforma costituzionale attribuirà al Senato della Repubblica”.
A maggio si terrà un evento in cui verranno presentati i risultati della consultazione.

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