Nasce Maregot, il nuovo progetto per la salvaguardia delle coste

Liguria, Toscana, Sardegna, Corsica e Costa Azzurra inaugurano Maregot, un programma sinergico e multidisciplinare per studiare il fenomeno dell’erosione costiera e giungere a soluzioni utilizzabili su vasta scala.

L’erosione costiera sta diventando un problema di portata sempre più grave e il nostro Paese, soprattutto a causa della sua particolare conformazione geografica, risulta tra i più colpiti del vecchio continente. La consunzione delle fasce costiere è un fenomeno figlio dei cambiamenti climatici e aggravato dall’attività antropica sviluppatasi nell’entroterra: i litorali, modificati dall’azione di dighe e argini, hanno subìto un impoverimento del volume di sedimenti che contribuiscono al loro naturale ripascimento e i prelievi di sabbie e ghiaie dai letti dei fiumi e dai bacini portuali hanno ulteriormente peggiorato la situazione.

L’erosione delle coste genera inoltre criticità ambientali, problemi di sicurezza e perdite economiche. I litorali sono una risorsa fondamentale: in tutta la UE, le attività costiere generano approssimativamente il 30% del Pil dell’Unione. In Italia, un ettaro di spiaggia produce un valore economico di circa 3 milioni di euro l’anno.

Nel corso degli anni si sono succedute svariate iniziative comunitarie, nazionali e locali per comprendere il problema e cercare soluzioni, ma questo fenomeno richiede una regia condivisa ed un approccio necessariamente multidisciplinare.

In un contesto così complesso va ad inserirsi il Progetto Maregot (MAnagement dei Rischi derivanti dall’Erosione costiera e azioni di GOvernance Transfrontaliera); una collaborazione amministrativa e scientifica tra Liguria, Toscana, Sardegna, Corsica e VAR (Provenza-Alpi-Costa Azzurra) che si prefigge, da qui a gennaio 2020, di mettere in simbiosi diversi attori, verificando la situazione sul campo alla ricerca di soluzioni condivisibili.

Durante la presentazione avvenuta l’8 marzo a Genova presso la sede della Regione Liguria, la dottoressa Ilaria Fasce, Responsabile del Settore Ecosistema Costiero, ha sottolineato l’importanza del carattere cooperativo del progetto: “Il piano sarà redatto tramite una metodologia comune, definita assieme da tutti i partner e replicata nelle aree pilota”, con lo scopo di “lavorare a temi comuni e non in maniera disorganizzata, cosa che porterebbe ad ottenere risultati meno efficaci”.

Complessivamente saranno tredici i partner istituzionali e scientifici che collaboreranno ad un disegno in cui è forte il valore della protezione dell’ecosistema: “l’equilibrio delle spiagge, l’instabilità delle coste rocciose alte, l’incidenza del moto ondoso e i rischi connessi all’inondazione marina -ha sottolineato la dottoressa Fasce- verranno valutati tenendo in considerazione la salvaguardia degli habitat marino-costieri”, così da non disattendere le direttive comunitarie ‘Water Framework’ e ‘Marine Strategy’.

Il progetto sarà strutturato in tre step sinergici. L’iniziale attività di pianificazione utilizzerà i dati sul monitoraggio costiero reperiti negli anni precedenti dai partner; la seconda fase si concentrerà sulle varie ‘tematiche’ (spiagge basse, stabilità delle coste rocciose alte, habitat marini e costieri, moto ondoso e gestione del rischio), sviluppando metodologie d’approccio. La terza fase vedrà l’applicazione pratica su una o più aree pilota per ogni territorio sulla base della loro rappresentatività al fine di redigere piani d’intervento di carattere transfrontaliero applicabili a tutte le realtà costiere coinvolte.

Grande soddisfazione nelle parole di Giacomo Raul Giampedrone, Assessore alle Infrastrutture, Ambiente e Difesa del Suolo: la Liguria è capofila in un progetto che ha per tema centrale “la difesa del territorio inteso anche come risorsa per il turismo e per il terzo settore”. Il mare è un elemento fondamentale: “è la risorsa principale che, in questo caso, è un potenziale rischio per le nostre coste”.

Un progetto non invasivo, volto alla tutela dell’ambiente e delle persone, in ossequio ad un forte “principio di protezione civile”. Ancora una volta viene ribadito l’aspetto sinergico di Maregot: “da soli, con piccole opere, non si ottiene niente di utile ma si rischia di peggiorare le cose”.

Patrizio Scarpellini, Presidente del Parco delle 5 Terre, mette a disposizione un territorio bello e fragilissimo. Patrimonio dell’Unesco, “una bomboniera, ma anche un lembo di terra molto complesso” che oscilla tra 4.500 residenti e la pressione di più di 2 milioni di turisti. Scarpellini è sicuro della validità di questo progetto “non casuale, condiviso e integrato, che dimostrerà il suo valore una volta terminato, quando finiranno le risorse del finanziato. Solo allora capiremo se avremo costruito qualcosa di vero”.

Un’ultima importante parola la spende il Professor Marco Ferrari del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Ambiente e della Vita dell’Università di Genova, ricordando a tutti che la protezione delle coste comincia a monte. Nel contesto di progetti di questo tipo “è imprescindibile la conoscenza dei bacini versanti se si vuole ottenere una gestione integrata della fascia costiera”.

Maregot si prefigge quindi di essere il progetto ideale per affrontare il problema dell’erosione costiera: uno strumento di governo multidisciplinare e condiviso, rispondente alle esigenze del territorio e portatore di esperienze fattive utili per altri contesti.

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