Macfrut 2017: spazio al biologico e best practice di sostenibilità

Un’edizione abbastanza interlocutoria che conferma la necessità di fare sistema tra enti fieristici e di affrontare in maniera più strutturata il cruciale e ineludibile tema della sostenibilità.

“Il biologico cresce a doppia cifra e da tempo non è più una nicchia!” questo si può affermare in sintesi dopo aver partecipato al convegno del Consorzio per il Controllo dei Prodotti Biologici (CCPB). Infatti, secondo i dati Nomisma otto italiani su dieci consumano ortofrutta biologica, quella fresca in particolare è la categoria che meglio esprime il successo del bio; crescono le vendite nella grande distribuzione – quasi il 30% nell’ultimo anno – e i consumatori dimostrano di apprezzare sicurezza e qualità di queste produzioni. I risultati della ricerca hanno evidenziato come il 60% delle famiglie italiane ha acquistato frutta e verdura a marchio biologico almeno una volta nel 2016. Il consumatore tipo si caratterizza per elevata capacità di spesa e livello di istruzione, ben il 64% la consuma abitualmente (28% ogni giorno), selezionandola in base alla stagionalità (30%) e all’origine italiana (28%). Il successo dell’ortofrutta bio deriva anche dal riconoscimento in termini di qualità: infatti, il 63% degli acquirenti ritiene che l’ortofrutta fresca biologica abbia caratteristiche superiori a quella convenzionale.

Quello che più ci ha colpito è la svolta sostenibile del bio, poiché a detta dei relatori gioca un ruolo attivo per la preservazione dell’ambiente: sarà forse per questo che una fetta importante di consumatori si appassiona, divenendo più attento e consapevole circa l’impatto delle proprie scelte alimentari (il 22% adduce il rispetto per l’ambiente come la principale motivazione che porta a scegliere l’ortofrutta biologica).

Lasciata la parte convegnistica tre sono stati i progetti di Macfrut 2017 che ci pare significativo segnalare.
CPR System – azienda che produce imballaggi riutilizzabili in plastica – ad esempio, ha presentato una nuova collaborazione con l’Università degli Studi di Bologna, mirata a quantificare l’impatto sull’ambiente delle sue caratteristiche cassettine verdi, nell’ottica di un costante miglioramento nella sostenibilità dell’intero processo produttivo. Il sistema CPR – nato nel 1998 grazie anche a un contributo LIFE – garantisce un riutilizzo continuo, seguendo un processo che parte dal campo di coltivazione e arriva direttamente ai punti vendita della GDO. Una volta utilizzata, la cassetta viene ritirata, lavata e, se intatta, nuovamente messa a disposizione dal produttore per essere riutilizzata. Se danneggiata, viene riparata e ove non fosse possibile trasformata in granulo utile a creare nuove cassette. Lo studio presentato a Rimini ha preso in analisi l’intero processo produttivo (LCA), con l’obiettivo di migliorare ulteriormente il modello dell’azienda, quantificandone l’impatto ambientale e confrontandolo con i modelli di confezionamento tradizionali. Interessante apprendere dal prof. Manzini dell’Università di Bologna come le cassette CPR compiano milioni di viaggi in un anno; il trasporto risulta pertanto la maggior fonte di CO2 e l’impatto ambientale dipende soprattutto dalle scelte logistiche e dalla rete dei trasporti: una sfida che CPR non può vincere da sola.

Un altro bel progetto – premiato non a caso con il Macfrut Innovation Award – è BoxXland, pensato da ENEA e Idromeccanica Lucchini: una vertical farm in container per la coltivazione di prodotti orticoli in tutti gli ambienti e in ogni clima, senza l’utilizzo di insetticidi, illuminato con luce a LED e dotato di un software che ne gestisce autonomamente irrigazione e condizionamento dell’aria, BoxXland, evoluzione di un prototipo presentato ad EXPO2015, è facilmente trasportabile e ha una capacità produttiva di duemila piante ogni quindici giorni e oltre 32.000 piante l’anno.

In chiusura si segnala la partnership Apoconerpo – Legambiente, volta a certificare una produzione ecosostenibile. Si inizia da Valfrutta, cooperativa che rappresenta 100 mila tonnellate di ortofrutta: il bollino di Legambiente servirà a commercializzare i migliori prodotti stagionali e italiani, come le ciliegie di Vignola o le fragole della Basilicata. Per Apoconerpo – la più grande organizzazione ortofrutticola europea – significa comunicare ufficialmente “gli sforzi e gli investimenti sostenuti negli anni sulla sostenibilità ambientale”. Per Legambiente – non nuova ad operazioni in cui appone il proprio marchio su produzioni virtuose – la volontà di individuare realtà intenzionate a muoversi verso la sostenibilità ambientale per comunicarne e supportarne il valore e la scelta.

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