Vacanze eco-sostenibili? Cercate Ecolabel

La recente decisione 2017/175/Ue ha accorpato e modificato i due precedenti regolamenti dedicati a strutture ricettive e campeggi, introducendo una serie di novità su consumi energetici, rifiuti e acque di Ecolabel.

Istituito 25 anni fa ad opera del regolamento (Cee) n. 880/1992 del consiglio del 23 marzo 1992, Ecolabel è un marchio dedicato a prodotti e servizi in grado di conciliare prestazioni con il rispetto dell’ambiente lungo l’intero ciclo di vita. Nel corso degli anni sono stati pubblicati regolamenti specifici per l’applicazione dell’Ecolabel a una gamma molto ampia ed eterogenea di prodotti (dalle calzature, alla carta, dai detersivi alle vernici) e di servizi. Tra questi ultimi, la ricettività turistica ha da sempre rappresentato un punto di grande interesse non solo sotto il profilo economico, ma anche per la crescente richiesta, da parte dei turisti stessi, di strutture e servizi in grado di ridurre i consumi e gli impatti sull’ambiente derivanti dalle attività svolte. Non a caso, i primi criteri per l’applicazione dell’Ecolabel al settore del turismo risalgono al 2003, integrati con quelli dedicati ai campeggi due anni dopo. Una successiva revisione nel 2009 ha conferito un deciso slancio alla certificazione di strutture e servizi, tanto da collocare l’Italia al secondo posto in Europa. Da ultima, la recente decisione 2017/175/Ue del 25 gennaio 2017, ha accorpato e modificato le due precedenti decisioni (strutture ricettive e campeggi), introducendo una serie di novità.

Innanzitutto, i criteri da rispettare per ottenere la registrazione (sempre divisi tra obbligatori e facoltativi) sono diminuiti, anche se si tratta, in verità, di una conseguenza dell’accorpamento e non di un processo di eliminazione vera e propria; in questo modo, gli obiettivi di tutela ambientale restano immutati. Gli ambiti interessati dal processo di certificazione sono: gestione generale, energia, acqua, rifiuti e acque reflue e altri criteri.

Sulla gestione generale le novità riguardano l’introduzione di un monitoraggio interno alla struttura, con cadenza annuale, per verificare il livello di performance e la possibilità di comunicare agli ospiti, anche solo oralmente, le misure ambientali da rispettare.

Per quanto riguarda i consumi energetici, la nuova decisione prevede il rispetto del limite per l’efficienza energetica stagionale minima per i condizionatori e della classe energetica minima per gli impianti di riscaldamento dell’acqua. Da notare come la frequenza dei controlli dei condizionatori sia stabilita in funzione delle tonnellate equivalente di CO2 emesse e non più del peso di gas florurati, come previsto dalla decisione del 2009. Altri criteri riguardano le tipologie di lampadine da utilizzare, la presenza di sistemi di spegnimento automatico dei condizionatori in caso di apertura delle finestre e l’obbligo di ricorrere a energia proveniente da fonti rinnovabili.

Sui consumi idrici, i nuovi criteri stabiliscono i valori di flusso medio sia in uscita che in scarico, mentre le misure a favore della riduzione dei rifiuti riguardano il divieto di ricorrere a porzioni monodose per gli alimenti non deperibili (ad esempio le bustine di zucchero) e la fornitura di prodotti usa e getta per il bagno solo su richiesta dei clienti.

Infine, tra gli altri criteri obbligatori restano confermati quelli sul divieto di fumo (innalzato ad almeno l’80% delle stanze), sulla disponibilità di mezzi di trasporto preferibili sotto il punto di vista ambientale e sulle informazioni da riportare sul marchio Ecolabel.

Particolari sono, infine, gli altri criteri volontari che comprendono vantaggi sociali per i lavoratori delle strutture ricettive (dai buoni pasto alla formazione fino alla possibilità di avere gratuitamente uniformi e abbigliamento professionale) e la scelta di prodotti locali e/o biologici.

Con la pubblicazione della decisione 2017/175/Ue sono stati, quindi, razionalizzati i criteri per l’assegnazione e il mantenimento del marchio Ecolabel; l’auspicio è che il numero di strutture certificate in Italia (e in Europa) cresca sempre di più in modo da legare interessi economici e di sviluppo a esigenze di tutela ambientale.

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